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Vetro di Murano
Termini e Tecniche
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Avventurina: Avventurina (o aventurina secondo lo spelling veneziano) tipo di vetro prodotto per la prima volta intorno al 1542, si ottiene con un procedimento singolare che consiste nell'aggiungere a fusione conclusa determinate quantità di rame, l'aventurina si distingue proprio perchè tutta la superficie risulta cosparsa di piccoli cristalli di rame le cui minuscole particelle creano un effetto particolarmente lucente e prezioso e sono utilizzate sia nel vetro soffiato che nel vetro a lavorato a lume.
Dell'origine dell'avventurina ci racconta il vetraio seicentesco Giovanni Darduin dicendo che "la si dimanda Venturina, et con ragione, perchè sortisse piú da ventura che da scienza".
Infatti il nome stesso rimanda al caso, all'avventura appunto, poichè la tradizione vuole che la prima volta questo vetro fosse ottenuto per caso. Si racconta di un vetraio intento a fondere insieme le varie componenti del vetro, per un qualche contrattempo si dice che il vetraio dovette abbandonare la fusione, che la negligenza fece fallire l'operazione e che si dovette aspettare una settimana per il completo raffreddamento dei paioli e dell'intero forno; con grande sorpresa, spaccando i paioli, si trovò una materia meravigliosa: un cristallo color ambra carica, piena di lucenti pagliuzze d'oro che riflettevano la luce come la più preziosa delle pietre da gioielliere! I Muranesi, da esperti alchimisti e sperimentatori tentarono subito di ripetere il procedimento, ma è solo deI 1644 la prima ricetta (partia) conosciuta che insegna a fare l'avventurina. Bisognò aspettare il 1860 per scoprire il segreto per soffiare l'avventurina, per usarla cioè come qualunque altro vetro colorato.
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Conteria: La loro origine risale al XV secolo. Sono perline minuscole che dapprima vengono prodotte delle sottili canne monocromatiche che sono successivamente tagliate. Si ottengono così tanti minuti cilindretti che vengono arrotondati, al calore della fornace, all'interno di contenitori di metallo in movimento rotatorio. Alcune perline di conteria hanno una dimensione addirittura inferiore al millimetro. Erano usate per ricami, per fare composizioni floreali mediante l'uso di sottile filo di ferro, per collane e per piccole borse da sera.
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Battuto: Consiste nel levigare la superficie del vetro "battendola" su una mola a freddo ottenendo una serie di "bolli" di varie forme dando all'oggetto l'apparenza di essere stato battuto come il ferro.
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Bulicante: Vetro di grosso spessore costituito da vari strati di piccolissime bollicine d'aria. Si ottiene introducendo il vetro in un particolare stampo ricoperto da punte metalliche, lasciando piccoli fori sulla superficie del vetro fuso; procedendo alla sommersione con un altro strato di vetro si trasformano in bolle d'aria. Tale lavorazione fu ideata da Flavio Poli negli anni'30 con la collaborazione di Archimede Seguso.
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Calcedonio: Vetro ottenuto mescolando metalli di colore diverso per imitare le pietre come l'agata, il calcedonio, l'onice, la malachite e il lapislazzuli. Questo tipo di lavorazione fu creato a Venezia nel tardo XV secolo. Tecnica riscoperta da Lorenzo Radi verso la fine dell'ottocento.
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Cristallo: Designa un tipo di vetro molto trasparente e rifrangente, ottenuto con l'impiego di silicato di piombo. Viene anche chiamato "vetro al piombo" e fu perfezionato in Gran Bretagna in Francia e in Boemia (fabbricato con silice, calcio e potassio) verso la fine del XVII secolo. Per estensione e' chiamato "cristallo" qualsiasi vetro puro e trasparente, famoso quello di Veneziano.
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Fenicio: Vetro decorato con un avvolgimento di fili in vetro lattimo, lavorato con un attrezzo di nome "maneretta", ottenendo una decorazione ondulata simile a quella del vetro a piume o a festoni.
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Fiolario: Antico nome che designava i vetrai di Venezia, ovvero fabbricante di "fiole" (= fiale) di ampolle e bottiglie di vetro. Come tutti gli artigiani della Serenissima Repubblica Veneta, i fiolarii erano riuniti nella loro "Arte" che fu attiva dal XIII sec. al 1797
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Filigrana: Una delle tecniche più antiche in uso gia' nel XVI secolo. Si ottiene ponendo, su una lastra metallica, delle canne in vetro trasparente con all'interno un'anima colorata, scaldandola fino al raggiungimento del punto di fusione e quindi si fa rotolare su un oggetto di forma cilindrica a cui aderisce. La quasi totalita' delle vetrerie veneziane fanno uso di detta tecnica. Negli anni '50 e '60 Archimede Seguso realizza degli oggetti in filigrana adottando una particolare tecnica di preparazione e molatura delle canne vitree.
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Foglia d'oro o d'argento: Sottilissima lamina d'oro puro, di norma nelle dimensioni di cm. 8x8 a 24 carati, che viene incorporata nel vetro ancora allo stato pastoso nella fase iniziale di lavorazione. L'oro può essere poi ricoperto da un ulteriore strato vitreo trasparente. Se il vetro viene soffiato la "foglia" d'oro si frantuma in un suggestivo effetto di "pulviscolo aurato". Dal XIX secolo si usa anche la foglia argentea, la quale deve essere "incamiciata" con altro strato di vetro onde evitare ossidazioni e imbrunimenti antiestetici.
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Incalmo: Tecnica veneziana che consiste nel far combaciare perfettamente a caldo due o più elementi di diverso colore per poter ottenere la forma desiderata modellandoli tra loro. Per questo procedimento si necessita di grande abilita' da parte del maestro. Famosi sono i vasi a doppio incalmo, presentati da Venini alla Biennale del '62, come il "Cappello del Doge" su disegno di Thomas Stern.
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Incisione alla mola: Tecnica nata in Boemia nel XVI secolo, giunge poco dopo a Venezia. L'incisione viene eseguita con l'utilizzo di varie punte che possono essere di due tipi: al carbonio o di metallo tenero tipo il rame.
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Klè: Tecnica in cui la pasta vitrea viene rotolata prima su una foglia d’oro giallo e poi su una foglia d’oro bianco, il cuore della perla così decorato viene quindi cosparso di avventurina e ricoperto di un cristallo trasparente
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Lattimo: Tipo di vetro bianco simile alla porcellana. Si ottiene opacizzando il vetro con ossido di stagno. Il lattimo venne usato nel '600 e '700 come imitazione della porcellana cinese, soprattutto per oggetti decorati a smalti. Riscoperto nel '900 ad opera di vetrerie quali la Barovier & Toso e la MVM Cappellin; negli anni '50 si raggiungono importanti risultati come nel caso di Fulvio Bianconi con le figure della serie "Commedia dell'Arte" eseguite per Venini.
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Murrina: Tecnica risalente all'epoca romana; caduta in disuso viene ripresa alla meta' dell'ottocento raggiungendo l'apice nei primi '900 con gli oggetti degli Artisti Barovier. La tecnica di realizzazione consiste nella preparazione di un fascio di canne in vetro multicolore disposte in modo da ottenere il disegno prestabilito, quindi si procede alla fusione ed in seguito al taglio in piccoli dischi. Gli stessi vengono posti su una piastra metallica per ottenere il disegno voluto, riscaldati e quindi fatti aderire su un manufatto di forma cilindrica attaccato alla canna da soffio.
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Perlere: Le artigiane “lavoratrici delle perle”, uniche a conoscenza delle procedure di trasformazione del vetro di Murano in perle a lume, queste ricevevano la materia prima, i.e., le canne in vetro di Murano nei loro laboratori o nelle loro case di Venezia, il “sestiere” ovvero il quartiere veneziano in cui da sempre si è concentrata la produzione delle perle è Cannaregio.
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Zanfirico: Tecnica simile a quella della "murrina". Si ottiene unendo un fascio di canne di vari colori e si riscalda fino alla fusione; successivamente si attaccano due canne all'estremita' del fuso e vengono tirate e fatte roteare formando una spirale. Lo zanfirico e' il termine moderno usato a Veneziano per chiamare il vetro a "retorti".
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