L'antico Egitto e Venezia
La lavorazione del vetro ha un'origine antica e affascinante.
Le prime notizie sulla lavorazione del vetro risalgono al periodo della XVII dinastia egiziana nel corso della quale già si utilizzavano tecniche quali la colatura negli stampi, l'immersione di oggetti di terracotta nella pasta vitrea fusa, l'uso di colori come azzurro, giallo, arancione incorporati nel materiale vetroso a scopo decorativo. Fu quando i romani conquistarono l'Egitto che portarono in Italia i più abili vetrai egiziani.
Il primo documento che attesta la presenza di vetrerie nella laguna veneziana risale all'anno 982. Nell'atto di donazione della Chiesa di San Giorgio a Venezia ai frati benedettini, è nominato un certo "Domenico Fiolaro", "fiolario" o "fioler" (da fiola, recipiente in vetro a collo stretto) che era il termine usato all'epoca dai veneziani per indicare i vetrai.
Nasce AMURIANUM: l'isola di Murano
Fu però solo nel XII secolo che l'arte del vetro divenne un'attività manufatturiera organizzata. A causa dei gravi rischi di incendio derivanti dalla lavorazione del vetro, infatti, la Serenissima ordinò il trasferimento di tutte le fornaci vetrarie, ancora esistenti nel centro della città, sull'isola di Murano.
In questo "ghetto del lusso" l'eccellenza dell'arte vetraria trovò lo spazio per radicarsi e fiorire.
I primi prodotti dell'attività vetraria veneziana erano utensili che si ispiravano alle forme tardo romane e bizantine tra questi recipienti e strumenti per misurare olio o vino.
Fu nel XV secolo che le creazioni in vetro di Murano raggiunsero rinomanza mondiale grazie alle innovazioni introdotte da maestri vetrai di altissimo livello tecnico ed artistico.
Uno di loro, Angelo Barovier, perfezionò l'impasto vitreo creando una speciale miscela di vetro bianco che era in grado di imitare il cristallo, con la tecnica di Barovier fu possibile ottenere oggetti caratterizzati da impareggiabile leggerezza quali vetri "a reticello", "all'avventurina", "a ghiaccio", "millefiori", imitati in diversi paesi del mondo.
I "maestri verieri": una casta e i suoi privilegi
Venezia era gelosissima dei suoi maestri vetrai e tutelava il "mestiere" imponendo sanzioni e vietando di esercitare a chi non era iscritto alla corporazione dei vetrai o "arte", la Serenissima cercava anche di limitare l'emigrazione dei maestri e l'esportazione della tecnologia; nel 1605 venne redatto il "Libro d'Oro", contenente i nomi degli appartenenti alla "Magnifica Comunità di Murano", da allora noti come la nobiltà vetraria dell'isola; grazie al prosperare dell'artigianato vetrario Murano usufruiva di speciali provvedimenti governativi tra questi, ad esempio, il diritto concesso alle figlie dei "maestri verieri" di sposarsi con i membri delle famiglie patrizie veneziane.
Nella creazione dei vetri di Murano ogni singolo dettaglio contribuisce al compiersi della bellezza finale, i vetri di Murano sono vere e proprie opere d'arte uniche ed irripetibili così come unica è la loro lavorazione in continuo divenire.